Cagna!

Le cagne esistono ma non mi comporto come loro ma ho l’onesta di ammettere che esistono!

Questa è una delle tante perle di saggezza che sono stata costretta a leggere in seguito alla vicenda che ha visto come protagonisti gli speakers del Morning Show di Radio Globo. Vicenda che potete conoscere cliccando qui.

Vorrei riflettere, tuttavia, su quel “cagna” riferito a donne non tanto da uomini, ma da altre donne. Alcuni amici di mia conoscenza, mi hanno domandato: “Ma quale motivo spingerebbe alcune donne a denigrare e offenderne altre? Vuol dire che, tutto sommato, hanno ragione.”

Innanzitutto, definiamo la parola “cagna”. I sinonimi sono certamente “troia”, “zoccola”, “puttana” e chi ne ha più ne metta. Ma cosa si intende per cagna? Cagna è una ragazza a cui piace il sesso? E’ una ragazza che ha avuto numerosi rapporti amorosi? Quanti rapporti una ragazza deve avere per accedere allo status di cagna?

Me lo domando, perché paradossalmente immagino una ragazza che ha avuto cinque, sei ragazzi, che ne so. E poi, alla fine, si deve fermare, non può più cercare la sua anima gemella tra i 7 miliardi di persone che siamo, perché, ecco, perché poi alla fine le daranno della cagna. E lei ha paura di quell’etichetta che l’appiccicheranno addosso. Ha paura delle conseguenze. Ha paura delle critiche e dei pregiudizi. Ha paura dell’esclusione. Ha paura che ragazzi non vorranno frequentarla in modo serio solo per quell’etichetta. Quel “cagna” che aleggia sopra la propria testa.

Questa ragazza guarda i suoi amici maschi, guarda i ragazzi, che sono liberi. Liberi e quasi costretti di passare di buco in buco per dare una dimostrazione della loro virilità. Liberi di essere single, senza che nessuno chieda loro: “Ma il ragazzo che l’hai? Ma hai intenzione di sposarti? Muoviti a trovartene uno, sennò nessuno ti vorrà…” Liberi di essere se stessi e di decidere di studiare e lavorare senza che qualcuno faccia notare che: “Poi non avrai tempo per la famiglia. Poi quando lo trovi il tempo per fare i figli? Poi come farai a fare la mamma?” Liberi di scopare con chi ne hanno voglia senza che qualcuno affermi: “Ma sei matta? Dovevi aspettare il secondo appuntamento! Così ti avrà solo usato per il proprio piacere! Non ti chiamerà più. Devi andare a letto con chi ti piace. Devi tenertela stretta, altrimenti nessuno ti vorrà.” I maschi sono liberi.

Liberi anche di insultare e di dare della cagna.

E allora, perché solo alcune donne si vogliono liberare di queste convenzioni sociali e altre, invece, danno della cagna ad altre?

Le ultime sono sotto il giogo del maschilismo e del patriarcato in modo ancora più pressante rispetto alle prime. Infatti, nel tentativo di volersi liberare, vedendo il modo in cui gli uomini trattano le donne, cercano di elevarsi allo status detenuto dai maschi, pur di avere la loro approvazione e non sentirsi denigrate e offese.

Le cagne esistono ma non mi comporto come loro ma ho l’onesta di ammettere che esistono!

E’ il processo psicologico dello schiavo e del padrone. Lo schiavo, pur di non essere trattato come gli altri schiavi, si avvicina al padrone, gli è devoto, ubbidisce come un bravo cagnolino, e aggreddisce gli altri schiavi per avere dei benefici.

E’ libertà questa? E’ emancipazione? E’ uguaglianza di genere? Nel modo più assoluto: NO. E’ sottomissione, piuttosto, è accettare di avere catene così forti e vincolanti, da trovare, come unico atto di salvezza e sopravvivenza, il denigrare chi è più vicino a noi.

E se il padrone si stufa dello schiavo fedele? Se il padrone ne trova uno ancora più devoto del primo? Bé… la risposta è ovvia.

Dare dell cagna ad altre donne, non è un atto di libertà. E’ fare il gioco di quel potere maschilista e patriarcale che da 100 anni a questa parte si cerca di abbattere. Pasolini aveva ragione: fino a quando le donne non si stringeranno la mano e si chiameranno sorelle, l’uguaglianza di genere sarà solo un piccolo barlume di luce come una stella della sera, fioca e lontana, che ci guarda da lassù, da un altro mondo.

ZNirlLO9

 

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